Viaggio. Incontro. Mi emoziono.

Sono alla ricerca di qualcosa, che ritrovo in qualcuno. Scalo una montagna di specchi, guardandomi attraverso gli occhi di sconosciuti, per poi scivolare leggero in discesa, tenendo per mano un amico. Colgo lo slancio per affrontare un altro versante, più alto e ripido, felice di non essere più solo. Corriamo insieme superando dossi e ostacoli, ritrovandoci a ridere e fantasticare alla luce di un fuoco. Ci chiediamo dove andare, ma non è importante perché ci piace l’idea di andare insieme. Le gambe camminano da sole, spinte da una gioia ed un entusiasmo che da anni avevo smarrito. Arriviamo in cima e guardiamo giù. Ripensiamo a noi stessi, a quello che ci ha condotti fin lì e ai passi che faremo nei nostri domani. Spalanchiamo le ali e con qualche esitazione ci buttiamo nel vuoto. Terrore ed eccitazione si mischiano, condensandosi in un senso di libertà che inonda la mia anima. Voliamo affiancati per mesi che sembrano attimi, quando una dolce corrente mi sospinge su una strada diversa, alla ricerca di qualcosa di nuovo. I nostri sguardi si incrociano in uno scambio di riconoscenza, e con un velo di tristezza mi chiedo quanto tempo passerà prima di sentirmi ancora così vivo.

 

Cado. Attendo. Mi rattristo.

Il mio volo s’interrompe bruscamente, violentemente, senz’alcun preavviso. Dall’alto gli orizzonti sembravano infiniti, il vento poteva condurmi da chiunque, in qualsiasi posto. Poteva condurmi da lei. Poteva condurmi da me. Mi ritrovo per terra, obbligato a spalancare gli occhi su una realtà che non riconosco. Provo a convincermi che il noi che avevo intravisto non era soltanto un sogno. Mi sforzo di aspettare la prossima brezza, sapendo da dove arrivavo e dove sarei voluto andare. Penso al mio amico, che ormai sarà lontano, a quanto avrei bisogno adesso del suo caldo abbraccio. L’aria diventa gelida ed il senso di solitudine si fa sempre più profondo. Un fiume di tristezza m’investe, trascinandomi più in basso, ancora più in basso, in una voragine oscura. Mi aggrappo a barlumi di luce usando le ultime briciole di speranza che mi restano, ma è tutto inutile. Mi lascio portare sul fondo, guardandomi dall’esterno, incredulo che quell’essere a brandelli avesse poco prima toccato il cielo con un dito.

 

Mi fermo. Piango. Mi dispero. Brucio. Distruggo. Mi consumo.

Sono senza parole e senza pensieri. Non riesco a muovermi. In me, non c’è nemmeno l’intenzione di rialzarmi, non resta più niente. Le lacrime scorrono vuote lungo un viso ferito, schiacciato, martoriato e mortificato. Mi chiudo in una bolla di disperazione, i cui bordi sono delimitati dalla mia pelle, così secca e sottile da potersi infrangere all’istante, e al contempo così spessa e dura da non permettere nessuna comunicazione con il mondo. Mi sento rinchiuso in un corpo che non mi appartiene, costretto ad un destino deciso da altri. Deciso da altri?! Un fuoco di rabbia si accende dentro di me. Le mie cellule iniziano a vibrare, lentamente. – Devi stare al tuo posto, non vali niente – mi dice una voce. Ma il leggero tremolio sta prendendo sempre più forza e il fuoco sta diventando un incendio. La rabbia si trasforma in una furia cieca e incontrollata che spezza ogni legame costruito nel tempo. – NON PERMETTERÒ MAI PIÙ A NESSUNO DI FARMI DEL MALE. – urlo sputando sangue e dolore. Cancello persone e ricordi, mi isolo e calpesto chi mi tende la mano. Nessuno potrà più avvicinarsi a me, mai più. – E il tuo amico? – mi chiede un’altra voce. Il mio amico non esiste, non è mai esistito, è stata un’illusione nella vita di qualcun altro. L’ira fa terra bruciata intorno a me, e senz’accorgermi mi consuma dentro, soffocando i germogli del mio spirito. Di colpo mi sento svuotato, privo di punti di riferimento, perso nel rimbombo degli echi delle mie emozioni. Mi guardo attorno, ma non c’è più nessuno.

 

Contemplo.

Passano mesi, che sembrano anni. La vita mi scorre di fianco mentre guardo distratto dei bambini giocare. Mi sfugge un sorriso, quasi per errore. – Quei bambini potevano essere i nostri. – penso ad alta voce, con la sofferenza di chi fissa l’inevitabilità del tempo. Mi sento piccolo e inerme, proprio come loro, di fronte all’illusione di poter controllare i passi sul mio cammino. Un gesto, una parola di troppo o una parola non detta, e tutto è cambiato. Ripercorro momenti immaginandomi scenari diversi, imprigionato nei meandri della mia mente. Giro e rigiro restando fermo nello stesso punto. Timidamente, ingenuamente, di tanto in tanto socchiudo gli occhi per verificare se come per magia almeno uno dei miei desideri si fosse realizzato. Ma li richiudo in fretta, perché niente è cambiato.

 

Sospiro.

Una lacrima scende svogliata e mi dico che sarà l’ultima. La prossima si affretta a farle compagnia, richiamandone altre, formando una fila che non rispetta le distanze di sicurezza, in un assembramento che di questi giorni sarebbe illegale. Decido di non chiamare le forze dell’ordine, lasciandole uscire a mio dispiacimento. Le sento fondersi tra di loro, così come mi sarei fuso io con te, in un fiume di passione inarrestabile che mi avrebbe fatto dimenticare che da solo sono una semplice goccia. Respiro aria ed espiro dolore, abbandonandomi ad un pianto liberatorio che non mi ero permesso in precedenza. Insieme alle lacrime, lascio andare anche i miei sogni, che mi affliggevano ininterrottamente da quando ho smesso di volare.

 

Mi calmo.

Una strana calma inizia a pervadermi, facendomi scorgere un surreale senso di pace. Le immagini di battaglie, di morti e di odio verso un fato che non sentivo mio si affievoliscono, lasciando spazio all’accettazione di essere parte di qualcosa di più grande. Come una goccia nel mare, come un granello di sabbia nel deserto, come polvere di stelle in un universo smisurato prendo il mio posto accanto agli altri, con la speranza di trovare la forza per non farmi sopraffare dall’ego che vuole che sia la goccia, il granello, la polvere più speciali degli altri. Sorrido, non per errore, brindando al mio presente, con la consapevolezza di un passato che non posso cambiare e con lo sguardo rivolto ad un futuro ancora da scoprire. Sono alla ricerca di qualcosa, che forse troverò con qualcuno.

 

 

Andrei Sorescu, 9 dicembre 2020

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